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© Michele Di Donato ECVR Member

 

METAPOLIS

Il progetto “Forme dell’Impronta” è l’avvio di un percorso che conduce in città a-temporali. Siamo distanti dalle metropoli rumorose e accecanti raffigurate nel fortunato progetto “non luoghi”, cifra dell’utopia modernista, che raffigurava metropoli convulse, impetuose, disordinate, violente nei loro contrasti.
Qui ci troviamo al confine tra metafisica e realismo. E’  da questa soglia che l’autore muove per condurci in una storia precaria e provvisoria, ancora da percorrere, con anfratti difficili da penetrare, tra poche conferme e tante ipotesi, tra controlli e reticenze.
Una vicenda incerta, segnata da ritrovamenti e da deviazioni, da incroci e da sfioramenti tra mondi. Codici ed espressioni si lambiscono in un défilé di metafore e di epifanie, di analogie e di metonimie. I confini tra i linguaggi crollano. Percorsi distanti, ma straordinariamente vicini. Lontani, eppure affini. Sentieri obliqui.
Assistiamo a un film invisibile con una trama estremamente articolata, scandita da sedici fermo immagine.
Il paese sembra annegato dentro veli opachi; tutti i colori sono sottomessi a un sole che brucia, che li succhia in silenzio. Di Donato inquadra la perfezione quasi geometrica del piccolo centro, emblema dell’ideale di “bellezza italiana”. Un paese posto ai limiti del reale, icona di povertà e di sincerità. L’obiettivo della macchina fotografica si sposta, si intuiscono alcune presenze umane. Ma gli abitanti sembrano essere andati via, in una sorta di the day after. Nella fuga, essi hanno lasciato, dietro di sé, scarni ricordi.
Nulla è consueto. Gli edifici e le piazze affondano in una fragile luce lagunare. Ci troviamo in uno spazio fortemente connotato in chiave ideologica. Carrellate di colori e di segmenti che lasciano interdetti. Questo luogo si dispone su un crinale tra metafisica e realismo. Ricorda gli scenari dipinti da de Chirico nei suoi quadri, pur indicando una dimensione “a misura d’uomo” dove gli uomini non ci sono più.
È scolpito con il colore il profilo di un territorio abbandonato in una dimensione posta al di là della storia. Gli unici emblemi della civiltà contemporanea sono costitute dalle sagome delle antenne televisive.
Ma sono solo echi. Non c’è movimento. Linee precise, contorni netti e superfici piane suggeriscono una chiarezza, che è immediatamente rotta da un velo opaco. Nulla è come si manifesta. La solarità incontra una freddezza nordica; la città è spostata nei territori di un immaginario acido e scabro, intriso di una umanistica pietas nei confronti dell’anonimato metropolitano, accettato come condizione inevitabile della modernità. "

METAPOLIS

The "Forms Footprint" project is the start of a path leading into the a-temporal city. We are far from the noisy and blinding depicted in the successful project "metropolis non-places", a figure modernist utopia, which depicted the metropolis convulse, impetuous, disorderly, violent in their contrasts.
Here we are on the border between metaphysics and realism. And 'from this threshold that the author moves to lead us in a precarious and temporary history, still to go, with ravines difficult to penetrate, in a few confirmations and many hypotheses, including controls and reticence.
An uncertain affair, marked by discoveries and diversions, from crosses and touches between worlds. Codes and expressions are lapping at a fashion show of metaphors and epiphanies, of analogies and metonymy. The boundaries between the collapse languages. distant paths, but extraordinarily close. Distant, yet similar. Oblique paths. We witness an invisible film with an extremely articulated frame, punctuated by sixteen still image.
The country seems drowned in opaque veils; all colors are subjected to a burning sun, which sucks them in silence. Di Donato frames the almost geometric perfection of the small town, the ideal symbol of "Italian beauty". A town situated at the limits of reality, poverty and sincerity icon. The lens of the camera moves, one senses some human presence. But residents seem to be gone, in a kind of the day after. In fleeing, they left, behind, skinny memories.
Nothing is normal. The buildings and squares lie in a fragile lagoon light. We are in a strongly characterized in ideological space. Tracking shots of color and segments that leave dumbfounded. This place is arranged on a ridge between metaphysics and realism. Recalls the painted scenes from de Chirico in his paintings, while indicating a dimension "on a human scale" where the men are gone.
It is carved with the color of a territory profile abandoned in an email dimension beyond history. The only emblems of contemporary civilization are costituted from silhouettes of television antennas.
But they are only echoes. There is no movement. Precise lines, sharp edges and flat surfaces suggest a clarity, which is immediately broken by an opaque veil. Nothing is as it appears. The sunny meets a Nordic coldness; the city has moved into the territories of an imaginary acid and rough, full of humanistic piety towards metropolitan anonymity, accepted as inevitable condition of modernity. "

 

 

 

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